Interno, notte (apparente), 45° all'ombra di una lampada da scrivania fulminata.
Butto giù la lampada e accendo candele bicromatiche che stridono pericolosamente con il compensato nocciola made in Ikea del mio piano di studio, che col tempo è diventato unico piano d'appoggio per qualsiasi oggetto nel raggio di 30 metri quadri.
Abbiamo (ho?) perso la semplicità. E la lampada non c'entra niente. L'immediatezza stenta a convincermi, non seguo l'istinto dall'esame delle elementari. Quando impari a girare attorno alle cose, ti convinci che l'equilibrismo è il fil rouge dei sopravvissuti. Ai rapporti umani come ai crocevia. Somiglia molto a un libro di cucina, dove il segreto universalmente condiviso ma tenuto sottovoce è fare le dosi, ed eccoci qua tutti a razionare. Vorrei sapere chi cavolo ha deciso che il successo è nella giusta miscela degli ingredienti. Intanto mi preparo al fallimento per non aver mai acquistato una bilancia.
lunedì 26 ottobre 2009
detonazioni di un attimo.
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