martedì 29 settembre 2009

superare charlie.

"Io voglio vivere con una musicista. Che scriva canzoni a casa mia, che mi chieda consiglio, e che magari scriva tra le note di copertina un nostro segreto"

Trattasi non di una programmatica dichiarazione d'amore, bensì di una delle parti che preferisco - il che è difficile, dato che, come direbbe il protagonista, il film da cui è tratta è "al top della mia hit parade" - di Alta fedeltà.
Contestualizzando, Rob Gordon/John Cusack pronuncia tale frase mentre osserva inebetito una strepitosa Lisa Bonet esibirsi sul palco polveroso di un posto che potrebbe essere Le Scimmie milanesi con un pubblico più disciplinato. Qualche fotogramma più tardi Cusack e Bonet (spoiler!!!) finiranno a letto assieme, ma (SPOILER!!!) ciò non impedirà alla pellicola di concludersi 'a tarallucci e vino'. O anche no.
Chiamatemi quattordicenne nel corpo di una ventunenne (che sembra quello di una quindicenne), ma cavolo, io voglio vivere con Rob Gordon!
Perché è un ultratrentenne con l'entusiasmo di un quattordicenne, perché tenta di mettere ordine nella sua testa sistemando in ordine 'autobiografico' i dischi, perché pensa una cosa (o anche due contemporaneamente!!) e ne fa esattamente un'altra. Perché di fronte al funerale del padre della sua ex ragazza si mette a inventare la playlist delle '10 canzoni che vorrei al mio funerale'. Perché è schifosamente infantile e vile in modo imbarazzante, eppure conserva quel candore stropicciato che ti fa perdonare pure il fatto di essersi portato un'altra mentre tu eri incinta (...ops, spoiler)
Perché a un certo punto del film esplica in quattro stupide parole una delle quattro fondamentali verità dell'universo:
"Ci sono certi che non hanno mai superato gli anni 60, o la guerra, o la sera in cui il loro complesso fece da spalla al concerto dei Dr. Feelgood, allo Hope and Anchor, e passano il resto della loro vita camminando indietro. Io non ho mai veramente superato Charlie"

Perché, diciamocelo, tutti quanti vorrebbero un loro segreto nelle note di copertina, o gli occhi di un quadro, o la risata del personaggio di un romanzo. E ammetterlo è più imbarazzante che affermare con sufficienza che la vita e l'amore vanno molto oltre.

lunedì 28 settembre 2009

zapping.

E' quando ti ritrovi a guardare le repliche di Gossip Girl al pomeriggio su Italia 1, che senti il retrogusto amaro del tempo libero.
Sorvolando sul fatto che potrei semplicemente spegnere la Tv e aprire un libro o, chessò, metter su un film, non riesco a trattenermi da un'analisi epidermica (ché andare a fondo su un tale prodotto sarebbe peccare mortalmente di accidia...) della suddetta serie.
I fan ne parlano - estaticamente - come GG, i protagonisti si fanno cordialmente chiamare S, B, D, J, ecceteraecceteraeccetera, che la preoccupazione maggiore degli sceneggiatori (e si vede.) è evitare che due personaggi abbiano la medesima iniziale.
Le liceali vanno a scuola in taxi (!), vivono in suite d'albergo (!!) dove è vietato introdurre alberi di natale (?) mentre i loro appartamenti vengono ristrutturati (...), hanno spesso un passato - sì, a 16 anni - ingombrante condito di alcolsessodroghe, sono tutti intricati tra di loro in relazioni complicatissssssime, che una fantomatica tipa detentrice del sapere del mondo (aka Upper East Side) ha il supremo potere di esplicare in formato SMS (cheppoi, se avessi il numero di cellulare e la torbida vita privata di tutto l'upper east side, tu non ricatteresti pesantemente i soggetti in questione fino a poterti permettere un'altra bella villa da ristrutturare e un pass per l'ultimo party esclusivo?)
Vabbè, riassumendo, giovani carini e mortalmente annoiati si agitano e si disperano - e si scambiano i partner - fasciati in abiti che manco a un matrimonio reale. E se su Facebook imperversa il gruppo che auspica l'estensione dell'abbigliamento dandy (?!?!?) di Chuck Bass a ogni maschio del globo, sciami di (postpost)adolescenti si messaggiano chiamandosi con l'iniziale del nome, mentre io chiedo umilmente consiglio al make up artist di Serena van der Woodsen: perché la mia piastra viene pubblicizzata alla fine di ogni episodio, ma i miei capelli non vedono neppure la metà del voluminoso splendore della sua bionda protagonista.

domenica 27 settembre 2009

lucidità

interno notte.
pc acceso e Tv idem, il Titanic si inabissa mentre scarico la posta.
Ora, dico io, non vedevo questo film da quando, 3 volte di seguito, piansi e piansi e piansi all'età di dieci anni. Col senno di poi, è dura realizzare che se Rose DeWitt Bukater spostava il culo (o gettava a mare la carta d'identità...), sulla zattera ci stavano in due.