domenica 26 settembre 2010

pali

questo blog è stato ufficiosamente chiuso, per cui lo considero solo ufficiosamente riaperto.
evidentemente per ritrovare il bisogno di scrivere dovevo trovarmi dall'altra parte del mondo da sola con tutte le conseguenze del caso (e della mia colpevole ignoranza in fatto di lingue - che non siano la mia, of course): ebbene sì, cioè no, nessuno mi capisce. il 90% dei camerieri mi propina schifezze indicibili e per me, abituata ad attaccare bottone con qualsiasi essere animato, non poter sfogare l'incontinenza verbale è una tragedia di proporzioni indicibili. stamattina sono andata a brooklyn. ho speso 40 dollari in orecchini. quindi ho mangiato un pezzo di pane - letteralmente. sotto *casa mia* pare di essere a forcelle, con la differenza che qui vendono capelli umani, almeno così c'è scritto. e dal momento che il jet lag (a cui non ho mai creduto di poter sottostare) mi impedisce di svegliarmi dopo le 3, ho avuto modo di osservare la fauna metropolitana che abita questi luoghi semicentrali, semivivibili e multifrequentati. nel frattempo non posso fare a meno di notare che sto da starbucks dalle 17 (sono le 18e23) e l'uomo dall'altra parte del vetro non si è spostato. che aspetti un autobus o un amico, lui se ne sta lì, fissa un punto e ogni tanto riattiva la circolazione schiacciando inesistenti cicche di sigaretta sul marciapiede. ah, qua non fuma nessuno. solo i simpatici amici dei capelli umani, incollati alle loro panche improvvisate, nascondono una sigaretta tra le mani. stanno lì dalla mattina alle 6 fino alla mattina alle 4. praticamente dormono quanto me, che passo la maggior parte del tempo incollata al sedile del 6 train. new york mi piace, anche se credo di non averne colto ancora il senso. oppure semplicemente non ce l'ha. e mentre accanto a me si siede una sorta di barbone con blackberry, fingo di aver finito quest'orribile caffè "non americano" e vado a buttarlo all'angolo della strada.

ore 18e32
on air:::musica country non meglio identificata